Vietato esprimere opinioni negative su Facebook: giovane ragazza a processo

Una ragazza Riminese è finita a processo per aver scritto un post sulla propria pagina Facebook nei confronti di un locale di cui era cliente.

Il post non proprio lusinghiero verso un noto locale della movida riminese ha scatenato la reazione della società di gestione che l’hanno denunciata per diffamazione. I fatti risalgono ad un paio di anni fa ma la prima udienza si è tenuta lo scorso 20 ottobre con rinvio al prossimo febbraio 2017.

Seppur espresso in modo colorito, secondo l’avvocato Paolo Ghiselli difensore dell’imputata, si è di fronte ad un eccesso.

“Si sta cercando di punire un eccesso di zelo nelle parole scritte da una giovane ragazza nell’esprimere un’opinione, seppur colorita, nei confronti del locale” – dice l’avvocato Ghiselli – “ancor più se pensiamo che è stato scritto sulla pagina personale privata della ragazza e non su quella del locale. Si è travalicato il buon senso nel portare a giudizio la ragazza per un fatto di questo tipo, tenuto anche conto che il locale in questione nell’estate 2015 è stato oggetto di vicende giudiziarie che sono ben note a tutti i riminesi.

Ci chiediamo come possa esserci offesa dell’onore quando il soggetto, per primo, si disinteressa del proprio onore tenendo comportamenti disonorevoli. Rimane un mistero del nostro Codice Penale.

“Dal mio punto di vista non deve esserci condanna e nemmeno doveva essere aperto il processo” – continua Ghiselli – “Si è indagato attraverso post condivisi con amici risalendo poi alla presunta autrice, ma non ci può essere la certezza necessaria in un contesto processuale, tanto più che Facebook non rilascia i dati identificativi delle persone iscritte. Negli Stati Uniti questo tipo di cose rientra nella libertà di pensiero. Quindi c’è anche il problema di identificare correttamente chi possa aver pubblicato questo post. Tante querele in passato sono state archiviate proprio per l’impossibilità di farsi rilasciare la certificazione del social. Inoltre lo dico come se fosse mia figlia che ha pubblicato cose di quel tipo,  non ci vedo le caratteristiche per una situazione tale da poter ledere la dignità e l’onore di un locale”– conclude Ghiselli.

Già in passato era sorte diattribe tra gestori di locali e la nota piattaforma Tripadvisor “rea” di permettere giudizi negativi di clienti insoddisfatti. Aveva fatto notizia la querela di un ristorante bolognese nei confronti di Eleonora Cavallini che aveva recensito il locale definendo il loro vino “avariato”. E’ ormai una pratica consueta quella di puntare il dito non verso chi commette degli illeciti o negligenze, ma verso chi li fa notare.

In attesa di conoscere l’epilogo del processo che si terrà con rito abbreviato, l’episodio riapre il dibattito sui confini tra la libertà di esprimere il proprio pensiero e quello dell’offesa, ma soprattutto pone ancora una volta l’attenzione sui limiti e problemi in cui incorre chi utilizza i social e internet in maniera poco attenta alle conseguenze.

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