Siriano fa morire la figlia per cercare di farsi mantenere dagli Italiani

Eyas Hasoun, 48 enne di Aleppo, era scappato dalla Siria nel 2013 con la moglie e 5 figlie trasferendosi a Il Cairo, in Egitto. Eyas è una persona colta e in Siria aveva una grande farmacia.

Nel luglio del 2015, quindi dopo 2 anni in cui risiedeva tranquillamente in Egitto, finiscono i soldi e forse si chiede perchè dovrebbe continuare a lavorare in Egitto quando in Italia potrebbe sfruttare la sua nazionalità per farsi mantenere lui e la sua famiglia dai contribuenti Italiani. Forse ritiene che qualche migliaio di euro da pagare agli scafisti sia un buon investimento in cambio di vitto e alloggio ad oltranza in Italia per 7 persone, contando pure la Sanità gratuita di cui una delle figlie è molto bisognosa.

Le distanze dall'Egitto
Le distanze dall’Egitto

Da Il Cairo dove vive forse scarta l’idea di raggiungere le vicinissime Cipro o Creta dove avrebbe potuto chiedere ugualmente lo status di rifugiato, e decide di salire con la famiglia su un barcone di immigrati clandestini diretto in Italia. Durante la traversata Raghad, la figlia 11 enne malata di diabete, muore per mancanza di insulina. O almeno così dicono.

Le dichiarazioni

Vi invito a leggere le fonti riportate nelle dichiarazioni per capire l’assurdità del racconto.
Dal suo racconto, infatti, emerge che in Egitto “erano stati messi nel mirino“, non si sa da chi nè perchè.

Come racconta il “Corriere della Sera”, la famiglia Hasoun, originaria di Aleppo, dove aveva un grande negozio per la distribuzione dei farmaci, era partita dalla Siria nel 2013 per trasferirsi in Egitto, in fuga dalla guerra civile. Ma anche a Il Cairo, dove avevano deciso di vivere, ben presto le cose si sono fatte difficili. “Noi siriani siamo stati messi nel mirino, avevo paura per le mie figlie. Così abbiamo deciso di partire”, ha raccontato Eyas Hasoun. – Fonte sito TgCom24 del 19.07.15 ore 12.09
Nel 2013, in fuga dalla guerra in Siria, la famiglia Hasoun si era trasferita in Egitto. Inizialmente si era ben inserita pur perdendo giorno dopo giorno i risparmi d’una vita. Le bimbe studiavano, praticavano sport; la maggiore aveva cominciato l’università, facoltà di Farmacia. – Fonte Corriere.it

Vivevano lì già da tempo e si erano inseriti, stavano solo finendo il denaro. L’Egitto non è il Califfato Islamico. L’Egitto e specialmente Il Cairo dove viveva questa famiglia, ha una popolazione molto occidentalizzata e di mentalità aperta, tanto che le ragazze possono permettersi di colorarsi i capelli con strane tinte senza che nessuno ne chieda la decapitazione per estremismo religioso. Ne abbiamo la prova da una foto fornita proprio da Eyas Hasoun.

Raghad Hasoun
Capelli colorati, tv ultrapiatto alla parete, casa dignitosa. Immagine da: corriere.it

La ragazza in primo piano di questo selfie è la povera deceduta e alle sue spalle, oltre ad una bella casa e un tv ultrapiatto vediamo un’altra ragazza con un look molto “London”.
Anche da queste successive foto non sembra la classica famiglia e abitazione di poveri perseguitati. Le foto sono recenti, tanto che la ragazza sembra avere anche più dei suoi 11 anni di età.

Raghad HasounRaghad Hasoun

[Quando abbiamo cercato di salire sulla barca] l’acqua ci arrivava alla testa. Il mio zaino si è impregnato d’acqua. Mia moglie è riuscita a salvarlo, l’ha sollevato sopra il capo, allungando le braccia e soffrendo in silenzio per il dolore. Uno scafista le ha urlato di abbandonarlo. Mia moglie ha risposto che quello zaino era più prezioso della sua stessa anima, l’ha pregato d’avere pietà. Lo scafista gliel’ha strappato di mano, l’ha scaraventato in mare. Ci siamo immersi, lo abbiamo recuperato ma era ormai compromesso. I macchinari non funzionavano, le fiale erano inservibili, era difficile calcolare bene le dosi. – Fonte Corriere.it del 19.07.15 ore 08.35

I due coniugi sono stati così previdenti da preparare due “grossi zaini” con dentro i macchinari per la misurazione del diabete e le fiale di insulina per la figlia. Entrambi sono andati persi in mare per volontà degli scafisti che probabilmente rifiutavano di caricare tutto quel peso e ingombro sulla barca. Dal racconto, con l’uso strumentale della parola “macchinari”, si fa sembrare che il peso e ingombro fosse dato da chissà quali strumenti per la cura del diabete, se solo non fosse che tutto ciò, apparecchiature e fialette, ha un peso di pochi etti e sta comodamente in una borsetta.

Tester per diabete
In foto uno dei macchinari e fialette di insulina tra i più ingombranti. Pesano pochi etti e occupano poco spazio.

Il padre della piccola, dopo aver contattato telefonicamente l’imam per un estremo saluto, ha dovuto abbandonare il corpo in mare – Fonte sito TgCom24 del 17.07.15 delle 12.33

Addirittura riesce a chiamare telefonicamente un Imam per “l’estremo saluto”. Chiamano un Imam, cade quindi anche il dubbio che fossero Cristiani perseguitati. Ma se l’acqua arrivava fino alla testa, come hanno fatto a salvare il telefono? Dove lo avevano? Quindi non tutto era negli zaini e vien da pensare che avessero altri luoghi dove tenere le cose di valore affinchè non si bagnassero. Perchè non hanno messo anche il tester e le fiale insieme al telefono? Perchè non hanno utilizzato tempestivamente il telefono per chiedere soccorsi quando la bambina stava male? Probabilmente non erano ancora in acque territoriali che garantisse l’intervento dei polli Italiani e avrebbero rischiato di trovarsi a Cipro, Creta o Malta. Tutto questo consapevolmente anche a costo della vita della bambina.

“Volevo raggiungere la Germania per poter curare al meglio Raghad, magari con le cellule staminali”- Fonte TgCom24

In quanto siriani avrebbero avuto il diritto di presentarsi a Cipro o a Creta e ottenere il permesso di soggiorno per superare il confine e recarsi in Germania legalmente, ma a Cipro o in Gracia non avrebbero avuto i vantaggi garantiti dall’Italia. Niente piscina, niente paghetta, niente aria condizionata, nessuna cooperativa pronta a stendergli il tappeto rosso. “Meglio andare in Italia” – avranno forse pensato – “intanto ci facciamo mantenere e curare gratis in 7 e poi, se ci va, ci facciamo pagare il viaggio in Germania“. Qualcosa nei programmi è andato storto e purtroppo sono arrivati a destinazione solo in 6.

Un pensiero di dolore per la povera bambina è d’obbligo ma qui le responsabilità sono solo loro.

Il corpo è stato gettato in mare. Nessuna possibilità di autopsia, nessuna possibilità di sapere come siano andate veramente le cose. L’unica cosa che ci rimane è l’ennesimo racconto strappalacrime per convincere il pecorame a raccattare altri clandestini.

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