Per il sindaco di Rimini la sua città è un luogo dove “mangi, bevi e fotti”

Dal primo luglio la città di Rimini è stata tappezzata con cartelloni riportanti la scritta “Saluti da Rimini“, e fin qui non ci sarebbe nulla di male se non fosse stata abbinata ad immagini degne della copertina di una rivista erotica di quarta categoria.

Si tratta di fotografie dello pseudo-artista Maurizio Cattelan, stesso autore della “scultura” del dito medio installata in Piazza Affari e che i Milanesi dovranno sorbirsi per 40 anni.

I “Saluti da Rimini” sono accostati ad immagini di un sedere nudo (di uomo o donna?) con strisce di dentifricio tricolore, da un uomo in mutande con evidente erezione alla quale è legata una pietra appesa, da una donna in estasi che si sfiora i seni adagiata in un mucchio di patatine fritte, e da altre cinque immagini il cui tema comune è il bere, il cibo e il sesso. “Mangia, Bevi e Fotti“, verrebbe da pensare.

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi (PD) si è appoggiato allo scattino Cattelan per dare un’immagine nuova alla città. Chissà se i Riminesi si sentono orgogliosi di questa loro immagine imposta dall’amministrazione comunale. Chissà se sono contenti di essere rappresentati come cittadini di una città per donnine dai facili costumi e altrettanti tori da monta con erezioni tali da sollevare le pietre.

Maurizio Cattelan Saluti da Rimini

Magari si sentono più rappresentati dalle opere lasciate ai tempi dei Romani e dei Malatesta. Forse si rispecchiano di più nei tratti raccontati da Federico Fellini o da quelli disegnati dalla spiaggia e dal meraviglioso entroterra. O forse, chissà, dalle prelibatezze della cucina romagnola affiancata alla proverbiale cortesia dei Riminesi.

Ma no, Rimini è “Mangia, Bevi e Fotti”. O quantomeno è l’idea che ne ha il suo maggiore esponente che ha speso soldi pubblici (gira voce di un importo sui 35.000 euro) per finanziare 8 obbrobri che accoglieranno i turisti in vacanza. Un perfetto esempio del dilagare della mediocrità imperante, ad opera di una certa parte politica che definisce arte e artisti ciò che una volta, come oggi, è solo cattivo gusto e volgarità. Sembra un po’ un inno agli appetiti sessuali tanto condannati (o invidiati?) ad un certo personaggio politico. Il tutto con la probabile “felicità” dei genitori che passeranno davanti a queste “opere d’arte” insieme ai figli. Non c’è più vergogna. Non c’è più etica e rispetto. Non c’è più morale.

Mi viene solo da immaginare se una cosa simile l’avesse anche solo proposta un’amministrazione di destra: quante richieste di dimissioni, quante fiaccolate in piazza, cortei, interrogazioni Parlamentari si sarebbero viste ad opera del “pecorame democratico” dal bastone facile?

I cartelli, piuttosto, avrebbero dovuto avere la scritta “Saluti dal Sindaco Gnassi“, dove la pietra lo rappresenta come un Sindaco attaccato ai maroni dei suoi cittadini.

Chissà se i Riminesi si organizzeranno per denunciare penalmente questo scempio che mina l’onore e il decoro di una cittadinanza che ha fatto la storia dell’Italia nel dopo guerra.

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