Mattarella si schiera con i pro-vaccini, ma la Legge lo contraddice

In occasione della giornata nazionale per la ricerca sul cancro il nostro insipido Presidente Mattarella ha tenuto un discorso in mattinata al Palazzo del Quirinale. 14 minuti di lettura di un discorso scritto da chissàchi e intriso di scontatezze e soliti concetti e frasi di circostanza tipici di questi incontri Istituzionali.

La parte interessante, se così si può chiamare, arriva solo al decimo minuto quando Mattarella devia dal discorso del cancro ed entra in quello dei vaccini.

Il canuto Presidente parte all’attacco:

“Occorre contrastare con decisione gravi involuzioni come accade ad esempio quando vengono messe in discussione sulla base di affermazioni sconsiderate prive di fondamento vaccinazioni essenziali per estirpare malattie pericolose ed per evitare il ritorno di altre debellate negli anni passati.”

Oltre a non chiedersi come mai stiano tornando malattie debellate in passato (l’immigrazione ha qualche responsabilità, forse?) probabilmente Mattarella non ricorda che le “affermazioni sconsiderate prive di fondamento” sono state prese come buone dalla Legislazione Italiana, precisamente con la Legge nr. 210/92 che prevede un indennizzo a chiunque abbia riportato lesioni o infermità permanente a causa di vaccinazioni obbligatorie. La Corte Costituzionale, successivamente, ha allargato il diritto all’indennizzo anche a vaccinazioni non obbligatorie. E’ ricompreso nelll’indennizzo

  • ai danneggiati dalla vaccinazione antipoliomelitica a partire dal 1959 (sentenza 23-26 febbraio 1998, n. 27 in G.U. 1a s.s. 4/03/1998, n. 9);
  • ai danneggiato dalla vaccinazione per epatite B dall’anno 1983 (sentenza 9-16 ottobre 2000, n. 417 in G.U. 1a s.s. 18/10/2000, n. 43);
  • ai danneggiati da vaccinazione contro il morbillo, parotite e rosolia (sentenza 16 – 26 aprile 2012, n. 107 in G.U. 1a s.s. 2/5/2012, n. 18);

Se a causa delle vaccinazioni deriva la morte l’indennizzo spetta al coniuge, ai figli, ai genitori, ai fratelli minorenni e ai fratelli maggiorenni inabili al lavoro. Seppur sia inconfutabile che le vaccinazioni abbiano apportato benefici alla salute pubblica in misura maggiore ai danni creati è altrettanto inconfutabile che dello stesso avviso non possono essere le persone e le famiglie colpite dalle gravi conseguenze degli stessi. E’ logico domandarsi come quelle sui vaccini possano essere “affermazioni sconsiderate prive di fondamento” quando la stessa Legge Italiana prevede risarcimenti per i danni che ne derivano.

Un caso su tutti è la Sentenza 2010/148 emessa dal Tribunale di Rimini in data 15/03/2012 dove viene riconosciuto il risarcimento previsto dalla Legge nr. 210/92 ai genitori di un bambino affetto da autismo a causa della vaccinazione trivalente MPR (morbillo, rosolia, parotite) somministrata nell’anno 2003 o la morte di un neonato di 18 mesi dopo in vaccino contro la meningite.

Ma Mattarella continua il monologo facendo un regalo all’amico Renzi (che vuole la vaccinazione obbligatoria di tutti i bambini per poter essere ammessi a scuola):

“Lo stesso contrasto va posto quando con scelte causate soltanto da ignoranza si negano a figli o altri famigliari cure indispensabili o ancora a quando ci si affida a guaritori o a tecniche di cui è dimostrata scientificamente l’inutilità. Sulla salute pubblica occorre essere rigorosi e usare fermezza quando la scelta tocca così direttamente la vita di un bambino, o di qualunque persona, e comporta conseguenze per la condizione di salute degli altri e dell’intera società.”

Qui Mattarella si riferisce ai recenti casi di cronaca che hanno visto morire delle persone che si erano affidate e cure alternative per la cura del cancro. Singolare è il caso di Eleonora Bottaro, 18 enne deceduta di leucemia. Secondo il Ministro della Salute Lorenzin, che ricordiamolo ha un diploma del Liceo Classico, la Bottaro aveva una possibilità di guarigione dell’80% se avesse seguito la rifiutata chemioterapia. Questo è in contrasto con la statistica da lei sottoscritta nel settembre 2015, “I numeri del cancro”. Dalla statistica emerge che a 5 anni dalla diagnosi solo il 44% dei pazienti è ancora in vita. Vista dall’altro lato significa che da circa 20 anni il 56% dei pazienti muore prima dei 5 anni.I numeri del cancro 2015

Avanti quindi con rigore e fermezza sulle norme che impongono le vaccinazioni, alla faccia dell’art. 32 della Costituzione Italiana che recita “[…]Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Evidentemente per Mattarella e il compagno Renzi non è una violazione andare contro la volontà di un genitore che decide se rischiare di far ammalare, o addirittura morire, il proprio figlio.

Ne ha per tutti il nostro Mattarella. L’ultimo pensiero è per i media che, come se non fossero già abbastanza addomesticati,  vengono esortati ad allearsi con la scienza aggiungendo una velata minaccia affermando che “pubblicare notizie senza adeguata verifica viola i principi basilari dell’informazione“. Si segue, insomma, la linea già messa in atto contro i medici che rifiutano i vaccini.  Ci aspettiamo quindi che da oggi vengano aperti quotidianamente procedimenti per violazione dei principi basilari dell’informazione ad ogni trasmissione di telegiornali e uscita di giornali, a partire dalla scandalosa propaganda per il “SI” alla Riforma Costituzionale che sta trovando una debolissima opposizione dal giornalismo d’inchiesta che in maniera imparziale dovrebbe quotidianamente informare sulle incongruenze della riforma.

Una nota positiva la si trova nella parte finale del discorso di Mattarella, nel quale ammette che il mercato del farmaco è influenzato da lobby internazionali (c.d. Big Pharma), invitandole a mediare tra il diritto di proprietà intellettuale (“diritti sui brevetti del farmaco” che fanno lievitare il prezzo dei farmaci salvavita a cifre improponibili – N.d.R.) e diritti umani.

L’intento di questo articolo non è quello di prendere le parti della medicina alternativa o quella tradizionale, ma semplicemente per mettere in discussione l’onnipresente pretesa dello Stato di voler accompagnare il “cittadino pecora” lungo tutto il percorso dalla culla alla tomba, senza lasciargli la libertà decisionale di come vivere e, volendo, anche di come morire.

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