Da Lukasz a Simoncelli passando per i Marò. Gli eroi degli ultimi anni che eroi non sono

Sinceramente non ne posso più. Non sopporto più di vedere abusata ogni giorno la lingua Italiana. Non sopporto più leggere titoli di giornale che storpiano i veri significati delle parole. Non ne posso più di pseudo-giornalisti coi loro titoli di giornale altisonanti creati per vendere qualche copia in più o ricevere qualche click.

Ieri leggevo: “Il camionista Polacco eroe lottò fino all’ultimo per evitare la strage”. Ma lo sapete cosa significa eroe? Ma sapete quando una persona viene definita eroe?

EROE è colui che per il bene altrui va incontro a pericoli a cui potrebbe sottrarsi.
EROE è chi accetta sacrifici e pericoli per il bene comune senza avere il fine di un adeguato tornaconto.

Non è per mancare di rispetto al povero Lukasz Urban, ma la mia lingua è ciò che io SONO, è ciò che rappresenta il POPOLO ITALIANO, e merita altrettanto rispetto!

Lukasz forse è morto ore prima della strage. Probabilmente non sapeva neanche le motivazioni per cui gli stavano rubando il camion. Pensate che il terrorista gli abbia detto “Dammi il tuo camion che devo andare a fare una strage!” e lui si sia opposto? Non credo. Lukasz probabilmente è morto nel tentativo di non farsi derubare del camion. Si è opposto alla rapina ed è andata male. O forse semplicemente si è trovato davanti un uomo che ha iniziato a pugnalarlo e che poi gli ha sparato.

Una seconda versione direbbe che Lukasz sarebbe stato colpito con diverse coltellate mentre il terrorista si scagliava sulla folla. Certo, un terrorista si mette in marcia tenendo in cabina un energumeno (così era Lukasz) vivo e libero di muoversi sul sedile affianco alla quale ha appena rubato il camion. Con una mano guida schiacciando la gente e con l’altra lo accoltella per poi sparargli solo alla fine, quando il mezzo si ferma dopo la strage.  Nessuna delle centinaia di persone presenti che aveva l’attenzione proprio sul camion e su quel che stava succedendo, sente un colpo di arma da fuoco? Impensabile.

Il vocabolario Italiano è uno tra i più ricchi al mondo e permette di dare un senso più preciso ad ogni concetto. Parole differenti permettono sfumature impensabili in altre lingue. Si può rendere onore a queste persone con altri termini.

Lukasz, il camionista Polacco, non è un eroe, è una povera vittima di un terrorista.
Gli appartenenti alla squadra di calcio del Chapecoens morti del disastro aereo in Colombia non sono eroi. Sono povere vittime di un disastro aereo.
I due Marò, Girone e La Torre, detenuti in india per anni contro il loro volere non sono eroi. Sono povere vittime di un’ingiustizia.
Samantha Cristoforetti, astronauta Italiana, non è un eroe. E’ una donna che ha scelto dietro lauto compenso di andare nello spazio.
Marco Simoncelli, motociclista di professione morto durante una gara, non è un eroe. E’ una giovane vittima di un incidente mentre svolgeva la sua professione.

Se ne potrebbero aggiungere centinaia alle quali hanno dato il titolo di “eroe” quando eroi non sono.

Nessuna delle persone sopra citate e decedute ha scelto il proprio destino. Lo hanno involontariamente subìto. Nessuna lo ha fatto con l’idea del bene altrui o senza un adeguato ritorno economico. Meritano compassione, a volte ammirazione, ma l’eroismo è qualcosa di diverso che in quest’epoca è visibile raramente. E quando c’è, quasi sempre non si trova sui giornali.

Un albero in una curva contro cui si schiantano automobili, non è “un albero assassino” (altro titolo di giornale ricorrente). L’albero non ha colpe, sono le persone che guidano male e non hanno ancora imparato che lì c’è un albero. Capisco che non starebbe rispettoso intitolare “Ennesimo bauscia si schianta contro lo stesso albero”, ma sarebbe la realtà.

Finiamola di mercificare la lingua ad uso e consumo del profitto e del sensazionalismo.

Con questo Orwelliano modo di snaturare la nostra splendida lingua (e la nostra intelligenza) rischiamo di non riconoscere un vero eroe quando lo avremo davanti.

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