Bug sull’app di Uber: Moglie chiede il divorzio

La notizia di oggi ci arriva Sophos la software house che sviluppa antivirus e sistemi di sicurezza informatica e riguarda Uber, l’applicazione di viaggi condivisi con sede in California.

Uber e stata denunciata da un uomo d’affari francese costretto a divorziare. A chiedere la separazione è stata la moglie.

Un bug sull’applicazione per iPhone è stata la causa della diattriba tra i due coniugi. Pertanto Uber è stata citata in giudizio per 45 milioni di euro con la motivazione di aver mostrato informazioni private sui viaggi condivisi.

A quanto sembra l’uomo in passato aveva utilizzato il cellulare della moglie per connettersi all’applicazione e malgrado avesse poi fatto il logout la moglie aveva conosciuto tutti i suoi viaggi successivi grazie delle notifiche di Uber che sono continuate ad arrivare sul telefono di lei anche mentre il marito utilizzava il proprio smartphone. Una notifica con orario, partenza e destinazione. Lei ha chiesto il divorzio sospettando che lui avesse una relazione segreta.

La causa in tribunale nasce da un bug nell’applicazione di Uber per iPhone. Una volta che un utente ha fatto il login all’app sul telefono, sembra che il token inserito nella memoria del cellulare e utilizzato per registrare i dettagli del viaggio, non venga poi cancellato automaticamente. Il che significa che il telefono continua a ricevere le notifiche anche dopo che si è provveduto al log-out.

L’uomo non ne trarrà beneficio, ma il bug è stato risolto con l’aggiornamento del il 16 dicembre 2016.

Ora dovremmo chiederci: per noi ha importanza che l’uomo tradisse la moglie? O aveva comunque diritto alla privacy su quelle informazioni??

La risposta deve essere che meritava la completa privacy. La privacy non può essere collegata a giudizi morali.

Il concetto di privacy deve essere superiore a queste considerazioni, altrimenti si rischia di mettere in discussione la garanzia sulla privacy.

Uber non è nuova ai problemi di privacy.

Nel 2015 erano stati invitati dalla Electronic Privacy Information Center ad adeguare e semplificare le politiche di privacy che l’utente dove accettare durante l’iscrizione.

Già 2 anni fa era stato scoperto che Uber tracciava gli utenti in tempo reale senza il loro permesso. Pur assicurando che non sarebbe più successo, i tecnici informatici hanno accertato che la pratica è continuata nel tempo.
Contro la legislazione vigente, inoltre, migliaia di dipendenti interni hanno la possibilità di accedere ai dati di viaggio degli utenti anche dopo che il viaggio è finito.
Uber, inoltre, tratterrebbe anche un’infinità di dati non pertinenti al servizio offerto.

In un altro caso alcuni impiegati di Uber avrebbero cercato informazioni sui movimenti dei VIP come Byoncè e avevano aiutato delle persone a perseguitare la ex fidanzata utilizzando il tracciamento degli spostamenti.

Un’altra volta, per nascondere le tracce degli illeciti, Uber avrebbe criptato i file da remoto durante un controllo a sorpresa delle Autorità Governative.

Gli esperti informatici che hanno sottoposto a controllo i computer di Uber hanno evidenziato molte carenze di sicurezza e privacy.

Questa storia evidenzia un punto chiave in merito a convenienza e privacy delle app sui dispositivi. Certamente Uber, come altre app, mette a portata di mano utili servizi. E’ una comodità legata al fatto di lasciate il dispositivo di tracciamento acceso e permette ad altri di sapere sempre dove sei e dove vai, compresi i dipendenti impiccioni di Uber, mogli ed ex fidanzati.

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